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Archive for the ‘erbagatta’ Category

ape maia

A chi raccontare ora le cronache dell’ape maia? A nessun’altro se non a te. Quindi mai più cronache. Le racconterò solo a me, le scriverò solo per me.

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Ultima sera per quest’anno tra i profumi dei legni che lavoriamo.

Da questo momento per tutta l’estate, ognuno di noi, forse, continuerà solitario a far volare in aria schegge  e trucioli: chi in un angolo sottratto alle solite carte e arredi domestici, chi all’aperto in montagna, dove questi legni vivi sono di casa, chi ancora in un garage approntato a studio.

Ma vuoi mettere lavorare, tutti insieme, qui in laboratorio…

Come dice Davide “qui c’è la magia”.

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Uscite didattiche, le chiamano. In realtà uscite sono, didattiche pure, ma ludiche e goderecce ancora di più. Non importa se siano dei piccoli o dei grandi.

Sabato con i “piccoli” il momento sicuramente più entusiasmante (per loro) è stato il buffet, generosamente offerto dal questore.

Stamattina e in verità anche ieri pomeriggio, con i “grandi”, come non ricordare il fritto misto con la caraffa di prosecco, dopo le meraviglie della via Annia e lo spritz in piazza, dopo l’universo di Galileo

Osservo i miei compagni “Selvatici” , più che i professori: tutti molto eterogenei per età, aspetto, formazione, motivazioni e -adesso lo realizzo-tutti  un po’ stravaganti a modo loro.

Ecco, un gruppo-classe sgangherato…bizzarro. E ci sono dentro anch’io.

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Nowruz

E’ il capodanno persiano, che si celebra durante l’equinozio di primavera.

In questa occasione le famiglie iraniane si ritrovano attorno ad una tavola imbadita per scambiare auguri, doni, onorare i più anziani, visitare amici e parenti.

La tavola, detta delle sette S, perché oltre al Corano, unico elemento religioso della festività, tra i vari oggetti e cibi presenti, almeno sette devono iniziare per S (sin in farsi): ad esempio un vaso di sonbol (giacinti), sib (mele) sekkeh (monete d’oro), …resta imbandita per tutto il periodo di Nowruz con i simboli dei valori della natura, dell’abbondanza e della bellezza.

Mi piace pensare che tra non molto ormai festeggeremo l’arrivo della primavera, di una nuova stagione, e perché no, anche per noi, di un nuovo anno.

E io mi troverò ancora a sperimentare in cucina, ma questa volta con il succo di melograno regalatomi dalla mamma di Tina, il Fesenjun (pollo in salsa di noci e melograno persiano), il piatto persiano per eccellenza.

Ingredienti per 4 porzioni

1 pollo o 3 petti
2 cucchiai di olio
2 cipolle tritate finemente
200 gr. di noci tritate
3 tazze d’acqua calda
1/4 di cucchiaino di zafferano
2 cucchiai di concentrato di succo di melograno
2 cucchiai di succo di limone
2 cucchiai di zucchero
1 pizzico di pepe rosso e nero, curcuma, cardamomo, coriandolo
1 cucchiaino di cannella

Tagliare il pollo in pezzi, e farlo rosolare nell’olio. Quando è ben dorato toglierlo dal tegame e metterlo da parte su un piatto. Soffriggere le cipolle, aggiungere le noci e tostarle per quattro minuti; poi aggiungere l’acqua, lo zafferano, il succo di limone, il succo di melograno, tutte le spezie, lo zucchero, mescolare e portare ad ebbollizione. Infine unire il pollo e concludere la cottura a fuoco molto basso. Si può accompagnare il tutto con del riso basmati.

Felice Nowruz!

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Piaceri felini

“…Poi c’è il piacere coltivato e goduto insieme. Dopo pranzo Pa in genere si stende sul divano, mette i piedi in alto … come che sia, io, non appena lui assume quella felice posizione orizzontale, ben sapendo come andrà a finire, balzo leggero su di lui e mi acciambello sulla sua pancia… mentre dormiamo tutti e due, uno sull’altro, io sprofondo sulla sua pancia, entro in sintonia con il suo sistema nervoso (come lui con il mio), faccio un medesimo corpo con lui. … respiriamo esattamente con lo stesso ritmo (il ritmo delle cose che stanno in pace insieme)… uomo e gatto, gatto e uomo, anzi, gattuomo, anzi, per essere più precisi ancora, il Gattuomo,il prodigioso personaggio delle leggende medievali, dotato di intelligenza felina e di sentimenti umani (io almeno così l’intendo)…
Questo modesto Nirvana post-prandiale è il massimo del piacere che io riesco a concepire. Quanto a Pa, che ne è l’altro protagonista, non lo so e, come ho già detto, non m’interessa…Ma anche  lui, a quanto sembra, non potrebbe fare a meno di me, se volesse continuare a essere qualcosa di più di quel che è e che è, tutto sommato, abbastanza poco. La nostra unione, dunque, è qualcosa di più della semplice somma di ognuno dei due separato dall’altro. Le differenze c’erano prima. O sarebbero venute dopo. Ma nel sonno, – e, non dimentichiamolo, nel sogno, – eravamo uguali e al tempo stesso complementari. Non il gatto e l’uomo. Ma il Gattuomo (appunto). Un pezzo di qua e un pezzo di là di una vita: ma di una medesima vita…”

Da A. Asor Rosa, Storie di animali e altri viventi, Einaudi 2005
Casa silenziosa, solo il crepitio della stufa. Dolce è dormire, a lungo.

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…per amore, per distrazione, per stanchezza, per follia…Adoro perdermi strusciandomi nell’erba mia. Ma perdere la testa perché la mente attraversa dimensioni che alla maggior parte degli umani sono risparmiate…questo è varcare la soglia. E’ ben più di uno straniamento, lo chiamano disturbo bipolare e sospinge di qua e di là del territorio conosciuto.  Quando chi oltrepassa questa soglia è una persona amata,  a poco servono i richiami per ricondurla indietro. Lei è già di là, l’erba gatta solo un ricordo.

Fai l’agguato
a una piuma di merlo
l’intero manca
anche a te
senza saperlo
 
Vivian Lamarque
 

Anche per me, stamattina, una sorpresa. Intravista senza saperlo tra le mani del postino sotto la pioggia, ritrovata sulla porta appena rincasata: un invito a rendere speziata questa mia vita, a volte annoiata, spesso arrabbiata. Grazie!

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