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Ballata del pellegrino

Tra i pensieri anticlericali di questi giorni, mi sono sorpresa a ricordare un uomo grande con mani larghe come zappe, da contadino, e una voce tonante quando si infervorava, con cui condivisi un pasto…tanto, tanto tempo fa… quando gattogino viveva un’altra vita, la vita che in fondo l’ha condotto qua.

Andiamo di primo mattino
usciamo dalla notte
levate le mani e il cuore
e sul volto riflessa la gloria
della sua Schekinah!
 
Andiamo senza turbare
la luce che sorge e il canto
degli uccelli lungo la via.
 
Andiamo col passo del Pellegrino,
nel sacco appena un tozzo di pane
che inzupperemo all’acqua di fonte
sull’altipiano: la necessaria
eucarestia di Natura
avanti di assiderci a sera
per l’ultima Cena.
 
E come usavano gli antichi oranti
dal “Tetto del mondo”, ognuno
appenda al proprio bastone
il velo della sua sospirata preghiera
e il vento la porti
nella direzione che vuole.
 
Andiamo leggeri, prodigiosamente leggeri,
per non offender la terra,
e nulla àlteri il ritmo
del misurato respiro.
 
E con l’alito appena
a bolle di luce diciamo
“Gesù, figlio di Dio”-
“abbi pietà di noi”-
perché tutta la terra
sia irrorata dalla
infinita pietà.
 
Tutte le ferite fasciate
sozzure e immondizie bruciate nella Gehenna,
colmate
tutte le solitudini.
 
O anche senza nulla pensare,
lasciare libero Iddio
che usi grazia
come a Lui piace:
poiché noi non sappiamo,
non sappiamo!
 
E’ già grazia
essere amati, e più ancora
lasciarsi amare; e scendere
al centro del cuore
e portare la veste nuziale
e tornare all’innocenza primeva,
tornare ad essere in pace.
 
Ricondurre la mente
al centro del cuore dove
finalmente celebrare l’incontro:
poiché là Egli innalza
la sua preferita dimora
la tenda dei suoi ozi,
per i giochi d’amore.
 
E fare del corpo
il castello
delle nozze!
                                Amen
David Maria Turoldo

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