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Posts Tagged ‘disturbo bipolare’

Ho fatto un giro

Oggi, di mattina presto, ho fatto un giro, non so se proprio al di là del fiume… forse in un certo senso sì. Era giornata di partenze, oggi, dal Parco dei Tigli. Nelle stanze atmosfera di letti disfatti, valige da riempire, mani da stringere, sguardi da imprimere nel ricordo, parole ultime da scambiare. Non so se c’era l’allegria del ritorno a casa. Di sicuro aleggiava una pacata mestizia per l’abbandono di un luogo di rifugio per settimane, per mesi; un luogo in cui ritrovare la strada e il coraggio per riattraversare la soglia. E in quei giorni anche luogo di incontro di sofferenze diverse, o uguali, senza età.

Dopo l’ultimo saluto e l’ultimo abbraccio, un altro ancora. Non ha nome, è una figura esile esile, vestita di nero dal capo ai piedi, giovanissima, il volto diafano incappucciato, un luccicone di lacrima quando, salutando la mamma, con pudore rivolta a noi mormora “tenetevela cara…”

Ho pensato a questi incontri che avvengono al di là della soglia, da cui noi, al di qua, restiamo definitivamente esclusi. Qualcosa che appartiene solo a loro e che ha il sentore di qualcosa di grande, di speciale, di magico…

Oggi, qui, niente sole, ma…

La nebbia arriva
su zampine di gatto.

S’accuccia e guarda
la città e il porto
sulle silenziose anche
e poi se ne va via.

Carl Sandburg
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Se vieni, mangiamo un buon minestrone e le polpette…”

Così sono andata, nonostante la tosse e la voce che va e viene; come al solito l’ho trovato, lui, pigro come pochi, saldamente ancorato al televisore, ai televisori, a seguire tutti gli sport  invernali possibili in questa mattina gelida di gennaio. Ma la casa è calda e piena di luce, se non fosse che si sente a tratti lo spiffero freddo di un’assenza, che dura ormai da quasi due mesi. Il minestrone è buono, le parole scambiate poche, ma queste non servono: per oggi siamo in compagnia. Per questa domenica non mangiamo soli.

Arrivare al Parco dei Tigli è per me, a volte, quasi una sorta di pellegrinaggio. Oggi che sull’argine lo sguardo spaziava su tutto quel bianco dei campi innevati, mi sono preparata ancora di più all’incontro, riposando la  mente e il cuore. Pensavo di rientrare subito a casa dopo pranzo, invece mi sono sentita chiamare a proseguire per un’altra tappa. Infatti, anche se non avevo anticipato nulla, lei mi aspettava.

E’ pomeriggio di visite, il bar è affollato. Gli sguardi e il vociare si incrociano e, per un attimo, si confondono;  di chi è lì provvisoriamente, per una visita più o  meno veloce, ma poi tornerà a casa, e di chi ha superato la “soglia”, ma faticosamente sta cercando di rientrare. Ma rientrare dove? Oggi mi è sembrato di non sentire la differenza che ci separa: la normalità dalla stranezza, la lucidità dalla follia. Era una domenica pomeriggio e stavamo tutti godendoci un tempo diverso dal solito. Sono rientrata anch’io, con il sole del tramonto alle spalle a disegnare il contorno dei colli.

Dalla casa del padre, qualche mese fa, ho sottratto una sua lettura di gioventù…chissà se già immaginava:

“Questi matti sono ombre con le radici al di fuori della realtà, ma hanno la nostra stessa immagine (anche se non precisa), mia e tua, o lettore. Ma quello che è più misterioso domani potranno avere, guariti, la perfetta immagine, poi di nuovo tornare astratti, solo parole, soltanto delirii. Dunque è il nostro incerto equilibrio che pencola, e insuperbiamoci e insieme siamo umilissimi, che siamo soltanto uomini capaci delle opposte cose, uguali, nel corso delle generazioni, alla rosa dei venti.”

Da Mario Tobino, Le libere donne di Magliano, Mondadori

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…per amore, per distrazione, per stanchezza, per follia…Adoro perdermi strusciandomi nell’erba mia. Ma perdere la testa perché la mente attraversa dimensioni che alla maggior parte degli umani sono risparmiate…questo è varcare la soglia. E’ ben più di uno straniamento, lo chiamano disturbo bipolare e sospinge di qua e di là del territorio conosciuto.  Quando chi oltrepassa questa soglia è una persona amata,  a poco servono i richiami per ricondurla indietro. Lei è già di là, l’erba gatta solo un ricordo.

Fai l’agguato
a una piuma di merlo
l’intero manca
anche a te
senza saperlo
 
Vivian Lamarque
 

Anche per me, stamattina, una sorpresa. Intravista senza saperlo tra le mani del postino sotto la pioggia, ritrovata sulla porta appena rincasata: un invito a rendere speziata questa mia vita, a volte annoiata, spesso arrabbiata. Grazie!

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