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Posts Tagged ‘preda’

Da mesi spiavo il movimento incessante tra i rami di un ulivo, per me inaccessibile. Ma oggi ce l’ho fatta, vibravo di piacere con la preda in mio possesso. Chissà come, nel fazzoletto di terrazza che è il mio territorio, il grigio volatile è capitato alla giusta distanza dei miei artigli, e io, Gattogino, ho preso per il ciuffo il mio kairòs

“Nella camera in cui dormivano i bambini Pèricard il gatto Albert si era fatto il suo giaciglio. Salito sul piumino che teneva caldi i piedi di Jacqueline, aveva cominciato a ciancicarlo e a mordicchiare il cretonne profumato di colla e di frutta, ma poi la balia lo aveva cacciato via…I bambini riposavano tranquillamente e la balia si era assopita recitando il rosario. Il gatto, immobile, lanciava dardi sui grani della coroncina che brillavano al chiaro di luna con un occhio fisso e verde; l’altro restava chiuso…Piano piano, con estrema delicatezza, tirò fuori una zampa, poi l’altra, le allungò e le sentì fremere dall’articolazione superiore, molla d’acciaio ricoperta di morbida e calda peliccia, fino alle unghie dure e trasparenti…Era un gatto molto giovane, vissuto sempre in città, dove le notti di giugno si avvertono solo da lontano, e solo a volte se ne può respirare una folata tiepida e inebriante. Ma lì il il profumo gli saliva fino ai baffi, lo avvolgeva , lo afferrava lo penetrava, lo stordiva. Con gli occhi socchiusi, si sentiva investire da ondate di odori fortissimi e delicati, quello degli ultimi lilla con il loro leggero sentore di decomposizione, quello della linfa che scorre negli alberi e quello della terra tenebrosa e fresca, quello degli animali-uccelli, talpe,topi, quante prede!-odore muschiato di peli, di pelle, odore di sangue…
Ma il gatto adesso era saltato tra l’erba e stava immobile, in attesa. Gli occhi rotondi e dorati scintillavano nell’ombra; ci fu un fruscio di foglie smosse e lui riapparve, portando in bocca un uccellino inerte e leccando adagio il sangue che usciva dalla ferita. Beveva quel sangue caldo con delizia, strizzando le palpebre. Aveva conficcato le unghie nel cuore della bestiola, ora disserrandole, ora affondandole nelle carni tenere, negli ossicini leggeri, con un movimento lento ritmato, finché quel cuore non cessò di battere…”

da Irène Némirovsky, Suite francese, Adelphi 2004, p.105 ss


Rientrata in casa mi è venuta incontro, svolazzando, una penna grigia caudale. E’ stato il primo presentimento. Poi un’altra, e un’altra ancora, una piuma leggera, grigia con una spruzzata di giallo …”mancava l’intero”…

Il povero uccellino, dal capino ocra, qualche penna giallastra e l’occhio semichiuso, giaceva rigido con le zampine ritratte, al bordo del tappeto in corridoio e tutt’intorno un ventaglio di piume impalpabili, segno della lenta agonia. Ora dorme tra le radici del corbezzolo.

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